DICEMBRE


Pranzi e cene Dopo Napoli e la Campania, MenSa per Natale vi invita in Toscana. Non la Toscana delle splendide corti rinascimentali, bensì quella delle mense rustiche e popolari, i cui pranzi e cene sono stati raccontati nel 1991 da un gran bel libro di Carlo Toccafondi, che abbiamo posto a base della nostra proposta. Il volume (Carlo Toccafondi. Pranzi e cene della tradizione popolare toscana. Firenze, Editori del Grifo, 1991) si avvale, tra l'altro di un'amabile presentazione di Carlo Lapucci, cultore e studioso tra i più noti e attenti dei costumi e della cultura popolare toscana.

Eccovi dunque, la proposta di Toccafondi per i desinari "toscani" di Natale, Capodanno (attenzione, quest'anno si parla del pranzo di Capodanno e non del "cenone" di San Silvestro) e Befana.


-   Il pranzo di ceppo   -


Ceppo in Toscana è il Natale. Di ceppi in genere ce ne erano due: quello che bruciava nel camino e quello arricchito di fronde di pino in un angolo della cucina, ornato di fiocchi, confetti, biscotti, caramelle; preparato dai grandi quando i bambini erano già a letto e sognavano il loro ceppo, illuminato dall'altro scoppiettante e fiammeggiante sotto la cappa.
La festa iniziava già il giorno avanti. Su tutte le tavole si lavorava la sfoglia per i taglierini e per le tagliatelle; o per i tortelli. Qualcuno preparava il cappone, altri l'anatra. Si metteva da parte il fegato dei volatili per i crostini. Dalle dispense uscivano i vasi dei sottaceti e dei sottoli. Dalla cantina saliva qualche insaccato per gli antipasti (o il fine pasto o il tramezzo). Le spianatoie accoglievano montagnole di farina per il dolce. I graticciati venivano sguarniti da uva, pere e mele da inverno. Si sbucciavano patate, si nettavano cavoli. Il pollaio e la stia si vuotavano di molti ospiti. Le risorse alimentari delle famiglie erano orientate verso la riuscita della Grande Festa.

Il pranzo tradizionale, giunto praticamente fino a noi, presenta la seguente composizione:

Antipasti
crostini di fegatini - salame

Minestra
taglierini in brodo - tortelli (cappelletti)

Pietanze
cappone lesso

Contorni
sottaceti e sottoli - purea di patate o patate lesse

Frutta
frutta secca, pere, mele, uva da inverno

Dolci
panforte, cavallucci

Altre pietanze eventuali: arrosti di faraona, di maiale o di vitella con patate al forno.
Altro pranzo tradizionale alternativo, diffuso particolarmente nelle campagne:

Antipasto
salame

Minestra
tagliatelle al sugo dell'anatra - tortelli

Pietanze
anatra in umido

Pietanze
coniglio arrosto - pollo arrosto

Contorni
patate fritte, patate in umido - cavolo in umido

Frutta
uva, pere e mele da inverno

Dolci
biscottini di Prato col vinsanto - panforte



-   Capodanno   -


Il primo dell'anno non rappresentava una festa da onorare in grande stile, specialmente nelle campagne dove il senso dell'inizio dell'anno era piuttosto collocato con l'avvento della primavera, verso la fine di marzo (Annunziata). Questo giorno, comunque festivo, aveva un suo pranzo tradizionale caratterizzato dalla presenza sulla tavola di una pietanza di pregio: il pollo, cucinato oltretutto nel modo meno economico previsto dalle abitudini popolari: cioè lesso (lesso fa molto meno "comparita" che in umido).
Il pranzo:

minestra
taglierini in brodo

Pietanza
pollo lesso

Contorno
patate lessate nel brodo

Frutta
uva conservata

Dolce
biscottini col vin santo

Altro pranzo tradizionale alternativo, più in uso in città:

Minestra
tagliatelle al sugo di rigaglie

Pietanza
tacchinella arrosto

Contorno
patate arrosto

Frutta
frutta secca, uva conservata

Dolce
pasta margherita



-   La Befana   -


Se il primo dell'anno passava un po' in sordina per l'Epifania invece era una gran festa: si organizzavano mascherate e si ballava.
Già la sera avanti si trascorreva l'emozione dell'attesa a raccontar storie di vecchie sdentate a cavalcioni di manici di granate e a mangiar scodelle colme di fave in umido e pane. Cibo particolarmente consigliato ai bambini per evitare "insidie" da parte della befana che, se si era stati discoli durante l'anno trascorso, poteva cercar di bucare loro la pancia. Infatti i bambini andavano a letto presto cantando una filastrocca esorcizzante: "Befana, Befana, non mi bucare / ch'io ho mangiato pane e fave / ed ho un corpo duro, duro / che mi suona come un tamburo".

Pranzo dell'epifania

Minestra
tortelli cacio e burro o ragù (o tagliatelle)

Pietanza
faraona al tegame

Contorno
patate lesse o fritte

Dolce
panforte a pezzi (quello della calza)

Cena

Pietanza: fave in umido







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