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Bela Bartok

Autore: follonica


Amo studiare, anche per motivi di lavoro, il legame tra gastronomia, cultura ed antropologia. Vorrei, in tal senso, avere dei collegamenti per comprendere l'importanza del cibo nellaq vita dell'uomo

10 / 02 / 2006
come naufraghi nella memoria

Possiamo, infatti, affermare che il cibo e l'alimentazione sono fondamentali per la costruzione soggettiva e sociale dell'individuo: l'assunzione di cibi infatti non è dettata solo da una necessità legata alla sopravvivenza del corpo umano o al perfetto funzionamento fisico di esso, ma è strettamente connessa alla cultura. Serve a individuare i rapporti tra le classi sociali, tra diverse regioni geografiche, tra differenza di genere, periodi dell'esistenza nel ciclo della vita, del giorno e delle stagioni, coinvolge riti e tradizioni, feste e religioni. Senza cibo non si vive. Ma il cibo è anche un'occasione per incontrarsi e per far festa, un simbolo di abbondanza e di benessere.

Per questo gli artisti, scrittori, pittori, registi e musicisti lo hanno spesso inserito nelle immagini che hanno creato. Oggi poi ci sono anche cuochi che usano il cibo per creare immagini. Da Omero, già citato, a Boccaccio, da Leonardo a Kant, da Tolstoj a Gadda, Neruda, Calvino: attraverso le testimonianze della letteratura antica, medioevale, rinascimentale, barocca sino ai più bei brani letterari italiani ed europei contemporanei l'evolversi delle forme storiche della cultura alimentare, usi e costumi degli uomini a tavola, piaceri e dispiaceri incontri e scontri hanno fatto del convivio un'immagine speculare della società.

 

E’ possibile utilizzare la letteratura per mettere in luce il carattere di “opera d’arte” della cucina. L’occhio di molti scrittori ha saputo infatti cogliere gli aspetti della cucina che si possono chiamare senza riserva “spirituali”:

  • la consumazione di un pasto è un momento privilegiato per comunicare: a tavola ci si riconcilia o si litiga, si fanno dichiarazioni o confessioni;
  • il cibo è espressione dei sentimenti: un piatto preparato con amore è differente da un piatto preparato con indifferenza; si può sedurre con la cucina, attraverso il potere evocativo di spezie, aromi, accostamenti audaci, colori, profumi;
  • tra cibo e parola esiste una stretta relazione: la descrizione di un piatto può generare lo stesso incanto della narrazione di una fiaba, trascende la materia per toccare la fantasia.

 

Per quatio concerne in particolare l’aspetto musicale, nessun cantante lirico italiano potrebbe disconoscere l'importanza del cibo nell'opera italiana. Nel caso di Tosca, opera lirica di produzione pucciniana, é facile ipotizzare ciò che i personaggi avrebbero mangiato.

L'amante di Tosca, Cavaradossi, ha un cestino della colazione preparatogli dal sacrestano della chiesa. Probabilmente la sua colazione non era molto diversa da ciò che si mangia attualmente a Roma. Potrebbe aver contenuto un pezzo di pane - probabilmente bianco, in quanto Cavaradossi era un nobile (i popolani mangiavano pane scuro e solo i più benestanti bianco); un formaggio locale di pecora, quale la Caciotta romana o il Pecorino che possiamo reperire anche oggi. Senza dubbio c'era del salame casereccio e una fiaschetta di vino - forse un bianco di Orvieto.

Da trent'anni a questa parte,anche il rapporto fra cinema e cibo si è sempre più perfezionato: se, all'inizio, l'evocazione del piacere di mangiare aveva un valore simbolico, ora tutto si è spostato su un piano puramente estetico-seduttivo. Sempre più accurato, sempre più esotico, il cibo diviene il segno visibile di un modo di vivere e di pensare; ad ogni carattere, ad ogni circostanza della vita, si accompagna un particolare tipo di alimento.     

Del resto il cinema ha sempre avuto bisogno di strumenti evocativi che non siano solo funzionali alla storia, ma che costituiscano dei veri e propri archetipi; così, il cibo diviene il protagonista di molti films di successo.

 

Gli anni settanta erano quelli della "Grande Abbuffata", sia gastronomica che ideologica, gli anni ottanta, con il loro "Pranzo di Babette", hanno raffinato l'idea della cucina e l'hanno avvicinata alla perfezione dell'arte; dagli anni novanta in avanti il rapporto fra cinema e cibo si fa ancora più rarefatto, con l'ingresso in scena delle specializzazioni culinarie, come l'arte della pasticceria in "Chocolat". Nella Grande abbuffata di Marco Ferreri il cibo è utilizato in senso metaforico. La pellicola del 1973 con Marcello Mastroianni, Ugo Tognazzi, Michel Piccoli e Philippe Noiret narra la fuga di un gruppo di amici, in una villa poco fuori Parigi. Qui trascorrono un infinito week-end gastronomico per l'estremo piacere dei sensi, fino alla morte. L'opera esprime la teoria secondo cui è possibile morire anche godendo: un modo per compiacersene è proprio mangiando.

La scena simbolo dell'unione tra mangiare e cinema è quella del film Miseria e nobiltà di Mario Mattòli del 1954 con Totò, Enzo Turco e Valeria Moriconi.Totò e famiglia, a digiuno per povertà, si ritrovano davanti ad una tavola riccamente imbandita. Dopo un momento di indecisione ed esitazione, per la fame atavica si "lanciano" sugli spaghetti, fino a nasconderli nelle tasche pur di portarne via il più possibile. Cinema e cibo, magari in una chiave poco salutista vita. Totò, poi, acclamato dal grande pubblico quale uno dei più geniali attori comici del Novecento, era uno chef sopraffino! Egli aveva annotato in un quadernone tutte le ricette di famiglia corredandole di attente considerazioni, osservazioni, consigli sia seri sia spiritosi.

Appare chiaro che il cibo è estremamente importante nella vita degli uomini tanto da avere un ruolo fondamentale anche nella religione. Nel Nuovo Testamento, ad esempio, sono almeno quattro i momenti in cui l'insegnamento di Gesù si collega al cibo:

-          le nozze di Caanan: Giovanni 1:1-12) é il luogo del primo miracolo pubblico di Cristo. Egli era fra gli invitati di un matrimonio; quando il vino fu esaurito, Gesù chiese che sei giare di coccio fossero riempite di acqua. Quando il maestro di cerimonie provò il contenuto restò stupito scoprendo che l'acqua si era trasformata in vino.

-          La moltiplicazione dei pani e dei pesci;

-          La pesca miracolosa. Vi sono due episodi nel Nuovo Testamento su questo evento. Il primo é riferito da San Luca (5:1-11): Gesù era a bordo della barca di Simon Pietro sul Mare di Galilea e precettava i pescatori. Dopo una notte di pesca infruttuosa, ordinò a Pietro di dire alla sua gente di gettare di nuovo le reti a mare. Essi lo fecero e catturarono un mucchio di pesce. Un'altra scena é descritta da San Giovanni (21:1-8). Dopo la Crocifissione, Simon Pietro ritornò in Galilea al suo vecchio lavoro. Durante la notte lui e sui compagni non pescarono nulla. Al mattino videro un uomo che disse loro di gettare di nuovo le reti; lo fecero e le ritirarono piene di pesce. Giovanni, che era sulla barca di Pietro, riconobbe in quell'uomo Gesù e disse "E' il Signore" e Pietro si gettò in mare provando a raggiungere Gesù;

-          L’ultima cena. Per tutto il Trecento la scena dell'Ultima Cena viene inclusa nei grandiosi cicli di affreschi che illustravano la Vita e la Passione di Cristo. Nel corso del Quattrocento, con l'affermarsi della prospettiva, la Cena è rappresentata su una intera parete e come scena a sé stante. La rappresentazione più famosa è “L'ultima cena (detta anche Il Cenacolo)”, un dipinto a tempera ed olio di cm 460 x 880 realizzato da Leonardo. Il Cenacolo è il più grande tra i dipinti di Leonardo ed il suo unico affresco sopravissuto.Il tema, forse fu suggerito dai domenicani stessi, rappresenta l'Eucaristia. Il momento che Leonardo sceglie è quello più drammatico del racconto evangelico, quello in cui Cristo proferisce la frase: "Uno di voi mi tradirà" e da queste parole gli apostoli si animano drammaticamente, i loro gesti sono di stupore e di meraviglia; c'è chi si alza perché non ha percepito le parole, che si avvicina, chi inorridisce, che si ritrae, come Giuda, sentendosi subito chiamato in causa.San Giacomo il Maggiore spalanca le braccia attonito; vicino a lui San Filippo porta le mani al petto, protestando la sua devozione e la sua innocenza. San Pietro si china impetuosamente avanti, mentre Giuda, davanti a lui, indietreggia con aria colpevole. All'estrema destra del tavolo, da sinistra a destra, San Matteo, San Giuda Taddeo e San Simone esprimono con gesti concitati il loro smarrimento e la loro incredulità. Al centro è raffigurato Cristo con le braccia aperte, in un gesto di quieta rassegnazione, costituisce l'asse centrale della composizione.

La simbologia del pane è chiara in tutte le rappresentazioni dell’ultima cena: è il corpo di Cristo. È il cibo più raffigurato in tutti i pranzi sacri e nella maggior parte dei pranzi laici. Accanto al pane, il vino ha valori altamente simbolici: nell’arte sacra rinvia al vino eucaristico e quindi al sangue di Cristo. I Padri della Chiesa, per esempio Sant’Agostino, paragona Cristo ad un grappolo d’uva. Nell’arte profana è figura allegorica dell’autunno e un attributo a Bacco.

 

     Anche le uova e le colombe di Pasqua, le ostie con le immagini sacre sono buoni esempi di cibi la cui forma è simbolica. L'uovo, che nasce da una vita e dà origine a una vita nuova, è il simbolo universale del rinnovamento periodico della natura, del ciclo delle rinascite. Tutto questo simbolismo è stato cristianizzato identificando l'uovo cosmico con Cristo che risorge e tutto rinnova.

 

La colomba richiama l'episodio del diluvio universale descritto nella Genesi, quando ritornò da Noè tenendo nel becco un ramoscello d'ulivo, messaggio di pace e benessere: concluso il castigo divino, le acque del diluvio si ritirano, mentre comincia una nuova era per l'umanità. La colomba, dunque, assurge a testimone di pace.

 

 

 

La mela, frutto tipico delle nostre zone, era già un simbolo importante nella mitologia greca. È, per esempio, un attributo di Venere e delle tre grazie. Quando è in mano ad Adamo e Eva è il frutto proibito del paradiso e un simbolo della caduta dell’uomo. In mano a Gesù Bambino la mela, la mela cotogna e la melagrana diventano invece simbolo della sua missione di redenzione.

 

Il pesce è un antico simbolo del battesimo; in seguito rappresentò anche la persona del Cristo. Infatti le lettere della parola greca ICTUS venivano lette come iniziali della parole greche corrispondenti “GESÙ CRISTO FIGLIO DI DIO SALVATORE”. Pesci compaiono nella raffigurazione della pesca miracolosa e della moltiplicazione dei pani e dei pesci.

L’acqua, elemento essenziale e preponderante del nostro corpo, in senso rituale indica l'acqua battesimale; in senso biblico indica Dio come sorgente di vita. Infine nel senso cristiano esso simbolizza lo Spirito Santo.

 

Certamente, il nostro corpo, la nostra psicologia, l'educazione, la cultura, l'ambiente, la storia, sono elementi fondamentali per ripercorrere e capire l'itinerario del piacere, poiché condizionano non solo la preparazione e la presentazione del cibo, ma anche la percezione visiva, olfattiva e la scelta di alcuni sapori al posto di altri. La storia dell'alimentazione, dunque, è una storia ricca di sorprese, di civiltà alimentari che cambiano, un mondo di gusti, sapori e profumi ancora tutti da scoprire. Un mondo che possiede naturalmente la sua storia, i suoi usi e costumi, i suoi artisti, le sue leggende, tradizioni, e perché no, i suoi eroi, scienziati, filosofi, musicisti e poeti.

L'alimentazione, inoltre, è un mezzo attraverso il quale un individuo viene giudicato all'interno di una cultura e rappresenta anche il rapporto con il proprio corpo e come esso viene considerato. Le forme dell'alimentazione sono socialmente e culturalmente prodotte, per questo cambiano da cultura a cultura, ma anche all'interno di una stessa cultura in differenti periodi storico-economici; è differente anche a seconda della collocazione strutturale dei vari gruppi umani all'interno di una determinata società e dei singoli individui. Molteplici, infatti, sono gli elementi che concorrono allo sviluppo delle forme di alimentazione.

La cucina esprime attraverso il cibo l’intersecarsi di diversi piani di analisi: ecologici, tecnologici, simbolici, sociali, semiotici. Il cibo è innanzitutto cibo, direbbe qualcuno, ma è anche un potente medium, un mezzo di comunicazione, attraverso cui l’attore sociale esprime se stesso, comunicando agli altri il proprio status, ruolo, condizione, e in ultima analisi la propria visione del mondo. Cucinare significa simbolicamente sottomettere la natura (gli ingredienti, i materiali grezzi) e ridurla in cultura (il piatto finito). Si tratta di un processo alchemico, magico, come ci ricorda Claude Fischler, in cui occorre esorcizzare la potenziale pericolosità del cibo: il cibo è qualcosa infatti che si introduce, attraverso la bocca, nel nostro corpo. E’ un corpo estraneo, potenzialmente pericoloso, contaminante: così egli spiega le costruzioni simboliche attorno al cibo, i suoi miti e riti [Fischler 1992].

Come abbiamo già sottolineato, la condivisione dello stesso cibo, in famiglia, in occasione di determinati avvenimenti sociali, nella quotidianità, introduce le persone nella stessa comunità, le rende membri della stessa cultura, le mette in comunicazione. Il dono del cibo ad esempio, getta un ponte tra noi e l’altro, e in tutte le società ha sempre avuto un peso rilevante nelle dinamiche sociali. Nella civiltà occidentale a San Valentino gli innamorati si regalano cioccolato, sotto forma di cioccolatini: il cioccolato è un afrodisiaco, un eccitante, e inoltre regalare cioccolato è una sorta di promessa di dolcezza e bontà al partner.




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