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È un mondo difficile
Autore: filippobuonarroti
Mangiare e bere sono consolazioni indispensabili e veicoli del piacere...ma è un mondo difficile.
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Il blog l'ho aperto da poco ed è mia intenzione oltre che tediare con le mie misantropie ineserire qualche ricetta.
Ieri sera la mia ragazza mi ha naccolto a casa semifebbricitante ma intenta a preparare la sua, posso dire semza timore di esagerazione, ormai mitica FRICASSEA DI POLLO.
Il sapore agrodolce s'è ben accompagnato con un poco caraibico, ma ottimo, Teroldego ed ha celebrato la vittoria del pollo sulle ansie del momento. Onore al pollo che si è, credo involontariamente, immolato per la preparazione di questa bontà.
Ebbene a pasto finito e dopo aver lodato le virtù della mia ragazza ho proposto di dedicare la pubblicazione della prima ricetta alla fricassea di pollo...apriti cielo...è un segreto...no, giammai...
Le donne hanno bisogno di segreti e la fricassea di pollo di turno costituisce quello della mia cara. Però posso dare delle utili indicazioni per reperire la ricetta.
Narrà la leggenda che un giorno la donna avesse mal di denti ed anche quella volta, come spesso accade, si fosse recata dal grande medico dei denti. Ma il medico dei denti riceve sempre tante persone ed anche quella volta non fece eccezione e si dice che la donna per ingannare l'attesa prendesse uno di quegli arcani testi conservati sul tavolo dell'ingresso del medico dei denti. Tra sette motivi per smettere di fumare e cinque esercizi per avere addominali perfetti la donna, narrano i poeti, pare che trovasse un antico codice di un marinaio di Colombo in cui era contenuta la ricetta della FRicassea di Pollo.
Purtroppo non so neanche il nome del dentista, so solo che è di Roma NOrd. Esplorate gli studi dentistici di zona e forse un giorno anche voi troverete la mitica ricetta della caraibica FRICASSEA DI POLLO.
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Ieri per lavoro sono andato alla conferenza stampa di Agriturist, nota associazione (?) di agriturismi della Confagricoltura (Confindustria), dove un simpatico signore con tre o quattro cognomi diceva - noi contadini...-, - chi lavora la terra lo sa...-. Ma voi, a parte quealche stravagnte uguccione della prataiola, avete mai visto un di quei bei signori in velluto verde chinarsi su una zolla di terra.
Secoli di contadini alle mie spalle, famiglie e famiglie per cui la terra era vita, morte e miracolo si sono rigirati tutti nella tomba - quelli che la possedevano e gli altri dove hanno potuto - scuotendomi dal torpore in cui ti getta una conferenza stampa.
Ecco la mia immaginazione vetero marxista trasportare il signore con tre cognomi nelle sue vigne, tra i suoi orti e tra i suoi mezzadri, e tra loro scorgere mio nonno, il padre (di mio nonno), e vederli togliere la berretta di fronte al signore e chiedergli di aspettare un pò per avere i suoi soldi. Il signore da liberale e sincero democratico paziente tranquilliza i suoi figlioli sciocchi e impauriti...
Poi come per incanto prende la parola, non nella mia visione ma nella conferenza stampa, il tizio che ha curato la guida autocertificata degli agriturismo d'italia spendendosi in una accorata difesa delle piscine olimpioniche nella Maremma - non ho niente contro le piscine, ma farle diventare un punto di forza dell'accoglienza agrituristica mi sembra troppo -.
Due ore così, a parlare della campagna come mercato, risorsa , impresa...ma il sacro dove cavolo lo avete nascosto, o meglio sotto quale cavolo. La sacra fatica del ripulire la vigna, la sacra acqua difficile da trovare, il sacro sudore...
...ed infine il buffet dove la cricca dei famelici giornalisti di settore roteando bicchieri e succhiando in modo disgustoso poveri formaggi, come haimparato a fare per degustare a modo, ha celebrato la campagna a tre cognomi.
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Non sopporto più gli esperti di vino, il sommelier spunta ovunque, s'annida nel compagno di stanza, nell'insospettabile conoscente che di fronte ad un povero bicchiere di vino non trova di meglio da fare che rotearlo vorticosamente e infilarci il naso. Eccolo lì, un cane da tartufo si vergognerebbe, che sniffa e egita le mani e spiritato ti dice che avverte sentori di lamponi - che ormai coglie anche chi non ha mai visto un lampone in vita sua - frutti di bosco e terra di siena.
Tu magari che volevi solo chiacchierare e dire al massimo all'oste - mi ridai quel Barbera dell'altro giorno -, ora sei costretto ad una degustazione di 22 microgoccetti di vino finchè l'esperto di turno appagata la sua vanità e quella del mescitore non trova il bouquet favorito.
Scusate forse comincio male il mio blog, ma non sopporto il lettore del Corriere dello Sport e fine commentatore delle domeniche calcistiche che, slacciando appena la cravatta stile tecnocasa (quella col nodo largo come una mano), mi da il cordoglio sull'Amarone della Valpolicella.
Non voglio odiare il vino e quindi concentro il mio risentimento sull'esperto di turno che magari dopo aver speso 60 euro per la bottiglia la analizza come un tecnico del RIS.
Vi prego fermiamoci a riflettere!
Viva gli enologi e abbasso i sommeliers*!
*esclusi ovviamente quelli seri, quelli con senso dell'umorismo e quelli appassionati.
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